Evola usa la formula «razza dello spirito» per nominare una differenza più profonda del sangue, della lingua o della nazionalità. È la differenza tra chi porta ancora un orientamento verso il verticale e chi è divenuto interamente orizzontale. Questa non è una pretesa biologica nel senso moderno. È un enunciato sulla qualità dell'uomo interiore e sulla presenza o assenza di una misura superiore.
Alla maggior parte dei giovani uomini si insegna che ogni graduazione di questo genere è immaginaria oppure pericolosa. L'insegnamento è capillare. Produce un sospetto automatico nel momento in cui l'idea appare. Quando quel sospetto si alza in te, notalo. Poi mettilo da parte abbastanza a lungo da provare l'idea nei suoi termini. Alcuni uomini vivono da un centro diverso da altri, e quella differenza conta più delle somiglianze di superficie dell'epoca?
L'uomo della razza dello spirito non è definito dal successo esteriore né dall'approvazione dei pari. È definito da una distanza interiore. Partecipa al mondo del suo tempo senza lasciare che quel mondo riscriva i suoi criteri. Può lavorare, parlare e agire tra i contemporanei restando interiormente ordinato da qualcosa che essi non riconoscono più. Questo è il tipo a cui queste pagine si rivolgono.
Non trattare l'idea come un'etichetta lusinghiera da attribuirti. Trattala come una misura. L'ambiente moderno lavora in continuazione per cancellare la possibilità di una tale differenza. Tenere l'idea chiara è già una forma di resistenza che non richiede slogan e non richiede una messa in scena pubblica.