La forma è il principio che dà figura, limite e struttura duratura alla vita. Nel mondo tradizionale la forma era intesa come espressione di un ordine superiore. Istituzioni, caste, riti e stili di vita non erano disposizioni arbitrarie. Erano tentativi di rendere visibile e durevole la gerarchia invisibile.
Il processo moderno è una dissoluzione continua. Le forme stabili sono trattate come ostacoli alla libertà, al movimento e alla crescita. Resta un campo di possibilità fluide, ruoli temporanei e identità che si possono rivedere a volontà. Il dinamismo stesso diventa il valore più alto. La quiete, la permanenza e il contorno chiaro vengono vissuti come qualcosa di affine alla morte.
Un giovane formato dentro questo processo sente spesso una irrequietezza cronica che scambia per vitalità. Passa da una stimolazione all'altra perché nulla tiene. Si indebolisce la capacità di restare dentro una forma abbastanza a lungo perché essa lo formi. Il risultato è una vita attiva in superficie e senza forma al nucleo.
La diagnosi non esige nostalgia per ogni istituzione del passato. Esige di vedere che la distruzione sistematica della forma non è neutrale. Produce un tipo d'uomo particolare: facilmente mosso, facilmente riconfigurato, e sempre meno capace della stabilità interiore che la vita superiore richiede. Contro quella corrente, il recupero della forma comincia con atti piccoli e deliberati di limite e di fedeltà.